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“Tutti in fila”!!: corsi e ricorsi storici..

“Tutti in fila”!!: corsi e ricorsi storici..
I nostri cari nonni, testimoni di tempi diversamente difficili, raccontano che durante l’ultima guerra, siccome il pane era razionato, le donne si mettevano in fila ore ed ore per ritirare la porzione giornaliera prevista allo scopo di sfamare almeno i propri bambini. Oggi, dopo una sessantina di anni, il pane c’è per tutti, ma in sostanza le cose non sono molto cambiate, poiché i nipoti, di quei cari nonni, sono ancora li, in fila per ore ed ore, ma per assicurarsi …
la porzione di un altro genere di pane: l’ultimo germoglio dell’elettronica. Non si può certo negare la multifunzionalità di certi strumenti in commercio, ma perché tutta questa smania di entrarne in possesso anche se non sono necessari? Tutti sappiamo che l’essere umano è pronto a fare salti mortali pur di ottenere qualcosa di cui ha bisogno, qualcosa ritenuta indispensabile per il proprio benessere o la sopravvivenza, certo! Tutti guardiamo con ammirazione e riconoscenza quelle donne della guerra che non dormivano pur di assicurarsi un poco di pane o un po’ di farina per nutrire i propri figli, ma li era in ballo la salute e la vita! Le leggi psicologiche ci obbligano ad ammettere che ad egual comportamento corrisponde egual motivazione. Questo allora significa che la fame di pane e la fame dell’aggeggio ultima generazione si equivalgono, nel senso di essere ritenuti di prima necessità e di comportare, a livello mentale, l’dea di alto rischio di malattia o compromissione della vita! In altre parole: “qualcosa di cui non si può fare a meno”. E qui si avverte già una gran puzza di nevrosi. Se esaminiamo il pacchetto di potenzialità o servizi offerte da detti aggeggi ad esempio in un I pad, o I pod Touch, i Phone ecc., senza scendere troppo nel tecnologismo, possiamo sostenere che essi essenzialmente velocizzano ed aumentano la comunicazione ( in qualità e quantità) contemporaneamente a fungere da ufficio compresso tascabile. Fantastico! Questa si che è modernità, ma perché l’assalto all’accaparramento? Proprio in un momento storico caratterizzato dal problema della precarietà, dalla solitudine e da relazioni umane di seconda categoria? A parte una piccola minoranza che sicuramente ne trae vantaggio nel proprio lavoro, che se ne fanno tutti gli assaltatori della fila? Non è per caso solo effetto status symbol ? Cosa pensa di comunicare, questo piccolo uomo del terzo millennio, attraverso la mimica degli accessori di moda, che vale di più? Che è più figo? Che è più importante? “ Il pollo che mangia di più non sa che sta solo facendo il gioco del suo padrone”.
Dr.ssa Elisabetta Vellone



